Rosa è finzione, è volersi illudere che tutto sia perfetto; quando questo quadro idillaco inizia a sgretolarsi si tende a passare un’altra mano di rosa, mano su mano fino a quando alla fine tutto scoppia. “Something wrong” parla con ironia di questo: quotidianità e tensioni nascoste pronte ad affiorare per un non nulla.
E’ stato divertente  fare un lavoro a quattro mani con mia madre Silvia Levenson, soprattutto per il fatto  che spesso ci troviamo a parlare di arte contemporanea facendo la spesa al supermercato o durante un viaggio in macchina. È proprio da questa quotidianità che nascono idee da sviluppare.
Nel video siamo io e Stefano (il mio ragazzo), ad interpretare quella coppia “perfetta” che usa il prozac come ingradiente base; abbiamo ironizzato su quelle dinamiche che volenti o nolenti affiorano in tutti i tipi di convivenza.
Mi sono ritrovata nella figura della casalinga, dato che oltre ad utilizzare come forma di espressione la fotografia, suono gli elettrodomestici in un gruppo musicale performativo tutto al femminile: le “Allun”. Nei travestimenti che utilizziamo durante i concerti attingiamo da tutto quello che viene considerato l’universo femminile, distorcendo, criticando e ironizzando lo stereotipo di donna.

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